Quando entro in una casa da rinnovare, parto da una domanda semplice:

“Cosa c’è qui che vale la pena conservare?”

Una porta vecchia può avere ancora molto da dare.
Un pavimento segnato dal tempo può avere carattere.
Un mobile che sembra fuori moda può cambiare completamente con una nuova finitura, una piccola modifica o semplicemente trovando il posto giusto.

A volte basta guardare meglio per capire che una cosa può essere recuperata, adattata o utilizzata in modo diverso.

È così che lavoro.

Osservo gli spazi, cerco di capire come sono fatti, come vengono vissuti, quali sono i loro problemi e quali elementi meritano di restare. Solo dopo comincio a decidere dove intervenire davvero.

Quando vogliamo cambiare tutto

C’è un momento, all’inizio di molte ristrutturazioni, in cui la tentazione di cancellare tutto è fortissima.

Può succedere quando abbiamo appena acquistato una casa e siamo impazienti di farla diventare nostra. Oppure quando ci viviamo da molto tempo e siamo ormai stanchi di vedere ogni giorno le stesse cose, gli stessi difetti, gli stessi colori.

In entrambi i casi il desiderio di cambiamento può prendere il sopravvento.

Via quel pavimento.
Via le porte.
Abbattiamo questa parete.
Cambiamo tutti i rivestimenti.
Togliamo tutto e ripartiamo da zero.

È comprensibile: immaginare una casa completamente nuova dà la sensazione di poter risolvere in un colpo solo tutto ciò che non ci piace.

Il rischio, però, è quello che un vecchio proverbio descrive molto bene: buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Insieme a ciò che realmente deve essere cambiato possiamo eliminare anche elementi di qualità, proporzioni interessanti, materiali difficili o costosi da ritrovare, soluzioni costruttive intelligenti o semplicemente qualcosa che, inserito in un progetto diverso, avrebbe potuto funzionare benissimo.

E spesso ce ne rendiamo conto soltanto dopo.

Uno sguardo esterno aiuta

È anche per questo che considero importante lo sguardo di un professionista.

Chi abita una casa è inevitabilmente coinvolto emotivamente. Conosce ogni difetto, magari lo sopporta da anni, e può arrivare al momento della ristrutturazione con una lunga lista di cose che non vuole più vedere.

Chi acquista una casa, al contrario, può essere preso dall’entusiasmo della trasformazione e avere già in mente immagini, soluzioni e ambienti completamente diversi.

Uno sguardo esterno parte da un’altra posizione.

Può chiedersi con maggiore distacco:

  • Questo elemento è davvero un problema?
  • Oppure è il contesto intorno che lo fa sembrare tale?
  • È necessario demolire, oppure possiamo ottenere lo stesso risultato in modo più semplice?
  • Quello che vogliamo eliminare ha qualche qualità che oggi non stiamo vedendo?

Questo non significa conservare a tutti i costi.

Ci sono pareti che è giusto spostare, impianti da rifare, materiali arrivati alla fine della loro vita e distribuzioni degli spazi che hanno realmente bisogno di essere cambiate.

La differenza sta nel decidere dopo aver osservato, invece di partire dalla demolizione come scelta automatica.

A volte basta cambiare il contesto

Una vecchia porta può avere proporzioni bellissime e una finitura ormai rovinata: prima di sostituirla, voglio capire se basta recuperarla, cambiarne il colore o valorizzarne il legno.

Un pavimento che sembra impossibile da sopportare può assumere tutt’altro carattere quando cambiano i colori delle pareti e gli arredi.

Una nicchia apparentemente inutile può diventare una libreria, un contenitore o uno spazio di lavoro.

Persino una disposizione che inizialmente sembra completamente sbagliata può rivelare qualche elemento intelligente da mantenere all’interno della nuova organizzazione.

Per questo preferisco non innamorarmi troppo presto né delle demolizioni né delle soluzioni.

Prima raccolgo informazioni. Guardo la luce, i percorsi, le proporzioni, i materiali, le strutture e il modo in cui gli spazi comunicano tra loro.

Poi scelgo.

A volte il progetto confermerà che bisogna cambiare molto.
Altre volte scoprirà che per trasformare profondamente una casa occorre intervenire molto meno di quanto sembrasse all’inizio.

Ed è spesso lì che una ristrutturazione diventa davvero interessante: quando riesce a distinguere ciò che appartiene al problema da ciò che può diventare parte della soluzione.

Prima di demolire, guardo.

È uno dei principi con cui nasce TiRifoCasa.