Ci sono case che conquistano subito.

Sono luminose, ordinate, ristrutturate, fotografate bene. È facile immaginarsi dentro.

Poi ce ne sono altre che chiedono uno sforzo in più.

Hanno colori passati di moda, mobili che sembrano appartenere a un’altra epoca, pavimenti segnati, distribuzioni poco adatte alla vita di oggi. A prima vista può sembrare che ci sia soprattutto molto da togliere.

È proprio lì che diventa importante riconoscere il potenziale.

Guardare quello che c’è e immaginare quello che può diventare

Il potenziale di una casa raramente coincide con il suo aspetto attuale.

Può trovarsi nelle proporzioni di una stanza, nella posizione di una finestra, nella luce che entra in un determinato momento della giornata, in un pavimento, in una porta, in una nicchia o in una soluzione costruttiva che oggi appare semplicemente vecchia.

Riconoscerlo significa riuscire a separare ciò che è realmente un limite da ciò che è soltanto fuori dal nostro gusto del momento.

Una cucina datata può sembrare completamente da rifare e contenere invece materiali, proporzioni o elementi costruiti per durare che meritano di entrare nel nuovo progetto.

Una stanza poco attraente può avere una luce bellissima.

Un elemento apparentemente ingombrante può suggerire proprio la soluzione che darà carattere all’ambiente.

Il progetto comincia spesso da qui: vedere qualcosa che ancora non esiste senza smettere di vedere ciò che esiste già.

Le case appartengono anche ai luoghi

Nelle case d’epoca c’è poi un aspetto che trovo particolarmente prezioso.

Alcuni elementi derivano direttamente dalla tradizione del luogo in cui quella casa è nata.

Materiali disponibili sul territorio, tecniche artigianali, modi di cucinare, riscaldare, conservare, costruire e organizzare gli spazi hanno lasciato tracce nell’architettura domestica.

Una vecchia cucina ligure, per esempio, può raccontare molto più della propria età.

Il marmo, la graniglia, una cucina economica, le mensole e le soluzioni costruite direttamente dentro l’ambiente appartengono a un modo di abitare e a una cultura materiale precisa.

Naturalmente una casa deve poter rispondere alla vita di oggi.

Proprio per questo trovo interessante capire quali radici possano continuare a vivere dentro una casa contemporanea.

Una rosa e le sue radici

Penso a una rosa.

Se recido un bel fiore e lo metto in un vaso, potrò goderne per qualche giorno.

Poi appassirà.

Se invece conservo la pianta e le sue radici, anche quel fiore avrà una vita breve. La differenza è che la pianta continuerà a vivere e, alla prossima fioritura, me ne regalerà un altro.

Per me alcune caratteristiche delle case funzionano allo stesso modo.

Possiamo prenderne l’aspetto esteriore, riprodurlo altrove e ottenere qualcosa di molto piacevole.

Oppure possiamo riconoscere la radice da cui quell’aspetto è nato e permetterle di continuare a generare il carattere della casa.

È una differenza sottile, eppure importante.

Una vecchia superficie restaurata, un materiale locale mantenuto, una proporzione rispettata o un elemento tradizionale reinterpretato possono dare al nuovo progetto qualcosa che difficilmente si ottiene scegliendo semplicemente un prodotto che “sembra antico”.

Conservare una radice non significa vivere nel passato

Una casa può conservare la propria identità e diventare pienamente contemporanea.

Anzi, spesso è proprio il contrasto tra un elemento autentico e un intervento nuovo, semplice e ben progettato a renderla interessante.

Il punto è capire che cosa appartiene davvero alla casa e che cosa invece può essere modificato liberamente.

Ci saranno elementi ormai deteriorati, soluzioni poco funzionali, impianti da aggiornare e spazi da ripensare.

Altri elementi potranno diventare il punto di partenza del progetto.

È una selezione.

E richiede un po’ di curiosità, perché quello che inizialmente sembra soltanto vecchio può rivelarsi raro, ben costruito, difficile da sostituire oppure semplicemente capace di dare all’ambiente un’identità che nessun catalogo potrebbe fornire.

Il potenziale spesso è già lì

Riconoscere il potenziale significa quindi immaginare il futuro della casa partendo dalle sue qualità reali.

A volte richiederà una trasformazione importante.

Altre volte basteranno pochi interventi ben scelti per far emergere qualcosa che era già presente e che il tempo, gli arredi o le modifiche successive avevano nascosto.

È uno degli aspetti del mio lavoro che trovo più interessanti: entrare in uno spazio che sembra aver perso attrattiva e cominciare a vedere possibilità.

Perché rinnovare una casa può significare anche permetterle di continuare a fiorire dalle proprie radici.