Per me il progetto è il momento in cui una casa comincia davvero a cambiare.

I lavori inizieranno più tardi, con muratori, impianti, materiali e polvere. Prima, però, quella casa viene costruita una prima volta nella mente e poi sulla carta.

È qui che possiamo permetterci di provare.

Spostare una parete di cinquanta centimetri in una pianta richiede pochi minuti. Spostarla dopo averla costruita significa demolire, rifare, spendere tempo, materiali e denaro.

Per questo considero importante decidere il più possibile prima di cominciare a costruire.

Prima viene lo spazio

Parto dalla situazione reale della casa.

Misure, aperture, strutture, impianti, luce, percorsi, elementi da conservare e vincoli diventano la base sulla quale iniziare a ragionare.

Poi arrivano le domande.

  • Dove serve davvero più spazio?
  • Come ci si muoverà da una stanza all'altra?
  • Dove appoggeremo una borsa entrando in casa?
  • Una porta aperta interferirà con un mobile?
  • Si riuscirà a passare comodamente tra il tavolo e la parete?
  • Dalla cucina al tavolo il percorso sarà naturale?
  • Quell'armadio avrà davvero abbastanza profondità?

Sono dettagli apparentemente piccoli. Moltiplicati per tutti i gesti che compiamo ogni giorno, fanno però una grande differenza nella qualità di una casa.

La pianta serve proprio a questo: mettere alla prova lo spazio prima che esista.

Il momento migliore per cambiare idea

Durante il progetto si possono confrontare soluzioni diverse.

A volte una prima idea sembra evidente e poi, disegnata nelle proporzioni reali, rivela qualche limite. Una seconda soluzione può risolvere un problema e crearne un altro. Una terza può essere più semplice e funzionare meglio di entrambe.

Cambiare idea in questa fase è una cosa positiva.

È molto meglio scoprire su un disegno che il divano è troppo grande, che una porta si apre nel punto sbagliato o che manca lo spazio per un comodino piuttosto che accorgersene a lavori finiti.

Il progetto è anche il posto dove gli errori costano meno.

Possiamo cancellare una linea, spostare un mobile, cambiare materiale, modificare una luce e ricominciare.

In cantiere ogni ripensamento ha conseguenze molto più concrete.

Poi l'idea prende forma

Quando la distribuzione comincia a funzionare, il progetto acquista progressivamente altre informazioni.

Entrano gli arredi, le altezze, i materiali, i colori, l'illuminazione, le superfici, gli elementi su misura e tutti quei dettagli che determinano il carattere della casa.

Piante, sezioni e prospetti permettono di controllare misure e rapporti tra gli elementi.

E poi, quando è utile, arriva anche il 3D.

È uno strumento che trovo prezioso perché permette di entrare virtualmente nello spazio e capire molto rapidamente cose che su una pianta possono risultare meno intuitive.

  • Quanto sarà presente quel mobile?
  • Quel colore funzionerà su una parete così grande?
  • La cucina sembrerà troppo piena?
  • Da quel punto della stanza che cosa vedremo?
  • La luce valorizzerà davvero l'elemento che avevamo immaginato?

Il 3D rende l'idea più facile da condividere, soprattutto con chi non è abituato a leggere disegni tecnici.

E permette al cliente di partecipare alle scelte vedendo in anticipo le conseguenze delle diverse possibilità.

Un'immagine bella non basta

Un rendering può essere affascinante, ma il progetto deve anche poter essere costruito.

Dietro l'immagine devono esserci misure, materiali, impianti, passaggi, sistemi di fissaggio, costi, disponibilità dei prodotti e una sequenza di lavorazioni possibile.

È qui che il progetto smette di essere soltanto immaginazione e diventa uno strumento operativo.

Una parete colorata deve avere una tinta precisa.

Una luce deve avere un punto di alimentazione.

Un mobile su misura deve avere dimensioni e dettagli sufficienti perché qualcuno possa realizzarlo.

Una soluzione vista in 3D deve poter convivere con ciò che esiste realmente dietro quella parete, sotto quel pavimento o sopra quel soffitto.

Per questo il disegno tecnico e la visualizzazione svolgono funzioni diverse e complementari: uno permette di costruire, l'altra aiuta a capire ciò che stiamo costruendo.

Anche il budget si progetta

Immaginare prima significa anche poter stabilire delle priorità.

Quasi nessun progetto dispone di risorse illimitate. Sapere con anticipo dove vogliamo arrivare permette di capire dove vale la pena investire e dove possiamo scegliere una soluzione più semplice.

Possiamo confrontare alternative prima di acquistare.

Possiamo rinunciare a qualcosa che incide molto sul costo e poco sul risultato.

Possiamo decidere che, al contrario, un particolare apparentemente secondario è importante proprio perché verrà utilizzato ogni giorno.

E possiamo organizzare gli interventi in una sequenza sensata, evitando che una lavorazione appena conclusa debba essere modificata per fare spazio a quella successiva.

Anche questa è progettazione.

Un linguaggio comune

Il progetto serve infine a far sì che tutte le persone coinvolte stiano immaginando la stessa casa.

Cliente, artigiani, fornitori e progettista possono attribuire significati molto diversi a una frase come “una mensola leggera”, “una luce calda” o “un mobile semplice”.

Un disegno, una misura, un campione o un'immagine rendono la scelta molto più precisa.

Più informazioni vengono chiarite prima, meno spazio resta alle interpretazioni durante i lavori.

Questo non significa che in cantiere tutto procederà esattamente come previsto. Una casa esistente può sempre riservare qualcosa che non era visibile prima di aprire una parete o rimuovere un rivestimento.

Un buon progetto, però, offre una direzione chiara anche quando occorre adattarsi.

Dall'immaginazione alla realtà

C'è un momento che continua a piacermi molto.

È quello in cui qualcosa che per settimane è esistito soltanto come linee, misure e immagini comincia a comparire nello spazio reale.

Una parete viene costruita proprio dove l'avevamo disegnata.

Arriva un materiale che avevamo scelto su un campione.

Si accende una luce pensata mesi prima.

Un mobile prende il posto che fino a quel momento aveva occupato soltanto sullo schermo.

La casa immaginata e la casa reale cominciano a coincidere.

Prima un'idea.
Poi un progetto.
Poi la costruzione.

E quando il lavoro di progettazione è stato fatto bene, la gratificazione finale è fremere di gioia constatando che il nuovo spazio è proprio come lo avevamo sognato.