Quando si arreda una casa, comprare tutto nuovo è certamente la strada più semplice: le collezioni sono già coordinate, i colori seguono le tendenze del momento e basta sfogliare un catalogo per trovare ambienti completi nei quali ogni elemento sembra nato per stare accanto agli altri.

Io trovo molto più interessante costruire una casa attraverso una selezione di pezzi scelti uno per uno, mescolando epoche, provenienze e materiali.
L’usato offre una libertà particolare proprio perché esce dalla logica della collezione: permette di trovare oggetti che magari non sono più in produzione, che appartengono a periodi diversi e che, se messi insieme con criterio, danno origine a un ambiente difficile da replicare.

Anche quando mi piace una tendenza contemporanea, preferisco interpretarla piuttosto che riprodurla. Un mobile degli anni Sessanta, una lampada trovata in un mercatino, un tavolo di famiglia e una sedia contemporanea possono convivere benissimo se proporzioni, colori e materiali costruiscono un insieme coerente.

Così la casa acquista uno stile personale: attraverso scelte che appartengono a chi la vive e allo spazio in cui vengono inserite, invece di assomigliare alla fotografia di una rivista.

Pezzi che hanno già dimostrato di saper vivere

C’è un aspetto dell’usato che per me ha molto a che fare con l’eco-design: molti mobili e oggetti prodotti qualche decennio fa appartengono a un’epoca nella quale legno massello, metallo, vetro, ceramica, marmo, lana, lino e cotone erano materiali assolutamente normali.

La plastica era meno presente e molti materiali compositi che oggi troviamo ovunque semplicemente non esistevano ancora.

Naturalmente anche allora si producevano oggetti mediocri e oggi si producono oggetti eccellenti.
Quello che trovo interessante nell’usato di qualità è un altro elemento: abbiamo davanti il risultato di una prova già avvenuta nel mondo reale.

Se un tavolo di legno ha cinquant’anni, è stato usato, pulito, esposto alla luce, magari traslocato diverse volte e continua a essere solido, sappiamo qualcosa di molto concreto sulla sua durata. Lo stesso vale per una buona ferramenta, per una ceramica, per una lampada in metallo o per un mobile costruito bene.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere reclamizzato un nuovo materiale per piani cucina, appena sviluppato, descritto come praticamente indistruttibile, resistente ai graffi e allo scolorimento e garantito per vent’anni.
Le prove di laboratorio servono naturalmente a prevedere il comportamento di un prodotto e possono sottoporlo in tempi accelerati a usura, calore, luce e altre sollecitazioni; resta però una differenza inevitabile tra una previsione ottenuta attraverso un test e vent’anni trascorsi davvero dentro una cucina, con pentole, detergenti, sole, piccoli incidenti e migliaia di gesti quotidiani.

Di un materiale nuovo possiamo valutare caratteristiche e prove tecniche.
Di certi oggetti usati possediamo anche l’esperienza della loro sopravvivenza.

Questa, per me, è la vera informazione di valore.

Riutilizzare = evitare una nuova produzione

Ogni oggetto già esistente contiene materie prime, energia, lavorazioni e trasporti che sono già avvenuti.

Quando troviamo ciò che ci serve nel mercato dell’usato, quella risorsa continua il proprio percorso; non serve produrne un’altra per svolgere la stessa funzione e, nello stesso tempo, evitiamo che un oggetto ancora valido diventi prematuramente un rifiuto.

A mio parere mercatini, antiquari, annunci tra privati, aste, negozi dell’usato e perfino certe cantine o soffitte sono luoghi molto interessanti per un progetto d’interni.
Richiedono più tempo rispetto all’acquisto di una collezione completa e bisogna imparare a distinguere un buon pezzo da qualcosa che è semplicemente vecchio, però questa ricerca permette di trovare materiali e lavorazioni che oggi avrebbero costi molto elevati.

Ci sono mobili in legno massello, tavoli, sedie, specchi, lampade e complementi costruiti con una qualità che sul mercato del nuovo appartiene oggi a fasce di prezzo ben diverse.

Anche il portafoglio apprezza

Il terzo aspetto è molto pragmatico: sull’usato si possono fare ottimi affari.

Serve un po’ di pazienza, bisogna conoscere almeno in parte ciò che si sta guardando, e una sana capacità di contrattazione aiuta parecchio.
Chi vende un oggetto usato spesso ha esigenze diverse da quelle di un negozio: deve liberare spazio, sta traslocando, ha ereditato qualcosa che non utilizza oppure preferisce semplicemente che quell’oggetto trovi una nuova casa, e questo crea margini interessanti.

A volte si riesce ad acquistare per poche centinaia di euro qualcosa che, realizzato oggi con materiali e lavorazioni comparabili, costerebbe diverse volte tanto. Naturalmente bisogna controllare struttura, stato di conservazione, dimensioni, eventuali costi di trasporto e, quando serve, il lavoro necessario per una buona manutenzione. Una volta fatte queste valutazioni, il rapporto fra qualità e prezzo può diventare sorprendente.

E qui entra in gioco anche il progetto del budget.

Risparmiare su un tavolo trovato benissimo usato può permettere di investire di più sull’impianto elettrico, su un buon materasso, sui serramenti, sulla rubinetteria o su qualsiasi altro elemento per il quale durata, sicurezza o prestazioni rendano sensato spendere qualcosa in più.

Mi interessa molto questa libertà: spendere meno dove possiamo ottenere qualità con intelligenza e conservare le risorse per le cose sulle quali è davvero opportuno investire.

Una casa che difficilmente avrà una gemella

Questa è una conseguenza che considero forse la più piacevole: una casa costruita attraverso pezzi trovati nel tempo difficilmente sarà identica a un’altra.
Può seguire una certa atmosfera, avere riferimenti contemporanei o richiamare una tendenza che ci piace, però il risultato nasce da una combinazione irripetibile: quel particolare tavolo, quelle sedie, quella lampada, il mobile ereditato, qualcosa trovato per caso durante un viaggio o in un annuncio a pochi chilometri da casa.

Il progetto serve a dare un ordine a questa varietà, facendo dialogare forme, dimensioni, materiali e colori affinché l’insieme abbia una propria armonia.

È proprio questo che mi piace dell’usato: permette di mettere insieme qualità, sostenibilità, convenienza e personalità, lasciando che la casa trovi progressivamente uno stile che appartiene davvero a chi la vive.