Negli ultimi trent'anni è cambiato moltissimo il modo in cui utilizziamo la casa e, insieme alle nostre abitudini, è cresciuta anche la quantità di apparecchiature elettriche ed elettroniche che ci accompagnano ogni giorno.

In cucina convivono macchina del caffè, bollitore, tostapane, frullatore, robot, forno elettrico e, sempre più spesso, piano a induzione.
In bagno abbiamo asciugacapelli, piastre e piccoli apparecchi per la cura personale; nelle altre stanze si aggiungono computer, monitor, televisori, modem, caricabatterie, aspirapolvere, climatizzatori e dispositivi che qualche decennio fa semplicemente non esistevano oppure erano presenti in quantità molto inferiore.

Sono tutti strumenti ormai profondamente integrati nella nostra vita, e proprio per questo anche la casa deve essere capace di accoglierli con razionalità, possibilmente mantenendo un occhio di riguardo ai consumi ed alla salubrità degli ambienti.

Le prese raccontano l'epoca in cui è nata una casa

Entrando in un appartamento costruito o ristrutturato molti anni fa, una delle differenze più evidenti rispetto alle esigenze attuali è spesso la quantità e la posizione delle prese.

Una volta potevano bastare pochi punti di prelievo dell'energia: una presa accanto al letto, una in soggiorno, forse una o due in cucina. Oggi la stessa stanza può aver bisogno contemporaneamente di alimentare una lampada, un telefono, un computer e altri dispositivi, mentre sul piano della cucina diversi apparecchi vengono utilizzati più volte durante la giornata.

Quando i punti disponibili sono pochi, il problema viene spesso risolto con ciabatte, adattatori e prolunghe. È una soluzione immediata che, moltiplicata per tutta la casa, produce facilmente cavi in vista, ingombri e collegamenti poco razionali; soprattutto, rende più difficile capire quali carichi stiamo realmente concentrando sullo stesso punto o sullo stesso circuito.

Per questo, quando si interviene su una casa, la posizione delle prese merita lo stesso ragionamento che dedichiamo agli arredi. Bisogna chiedersi dove verranno utilizzati gli apparecchi, quali funzioneranno contemporaneamente e quali esigenze potrebbero comparire negli anni successivi.

Una presa nel posto giusto costa relativamente poco quando l'impianto viene progettato o aggiornato; accorgersi dopo che ne manca una proprio dove serve porta quasi sempre a compromessi meno ordinati.

Avere una presa disponibile non significa avere potenza disponibile

C'è poi un aspetto meno visibile, che riguarda ciò che si trova dietro la presa.

Gli apparecchi domestici sono diventati in molti casi molto più potenti. Un ferro da stiro contemporaneo può assorbire 2.400 W, mentre un asciugacapelli domestico si colloca facilmente fra 1.800 e 2.200 W. A 230 V, 2.300 W corrispondono già indicativamente ai 10 ampere nominali di una presa "piccola" (da 10 Ampere).

Questo rende importante conoscere l'impianto che stiamo utilizzando: sezione dei cavi, caratteristiche delle prese, protezioni, suddivisione dei circuiti e potenze previste devono essere coerenti tra loro e con gli apparecchi che colleghiamo.

In una casa datata la semplice presenza di una presa sulla parete ci dice molto poco su ciò che quella linea è stata progettata per sopportare. Se l'impianto deve essere modificato o se si vogliono utilizzare carichi importanti, la verifica spetta a un elettricista qualificato, che può valutare cablaggi, protezioni e stato dei componenti.

La sicurezza nasce anche da questa consapevolezza: sapere che cosa stiamo collegando, dove lo stiamo collegando e quale parte dell'impianto dovrà sostenere quel carico.

Poi c'è la potenza disponibile per tutta la casa

La questione si allarga ulteriormente quando consideriamo più apparecchi contemporaneamente.

3 kW è, secondo Arera, la potenza impegnata più diffusa nelle abitazioni italiane; la normale tolleranza del 10% significa che oltre circa 3,3 kW il contatore può interrompere l'erogazione. Oggi è possibile scegliere potenze superiori con incrementi di 0,5 kW fino a 6 kW, adattando il contratto alle reali necessità della casa.

Tre kilowatt potevano essere perfettamente adeguati a una casa con cucina a gas, pochi grandi elettrodomestici e un numero limitato di apparecchi elettrici.
In una casa contemporanea possono invece richiedere una continua gestione delle accensioni.

Pensiamo a una situazione quotidiana: qualcuno cucina con il piano a induzione mentre la lavatrice sta scaldando l'acqua e un'altra persona usa il phon.
Un moderno piano a induzione da 60 cm può avere una potenza massima di 7,2 kW, anche se molti modelli permettono di impostare un limite più basso; un phon può assorbire circa 2 kW e anche la lavatrice presenta picchi significativi durante il riscaldamento dell'acqua.

Con 3 kW bisognerà inevitabilmente organizzare l'uso degli apparecchi oppure limitare la potenza del piano. Una fornitura da 4,5 o 6 kW offre molta più libertà, e la scelta corretta dipende dal numero degli apparecchi, dalla loro potenza e da quanto frequentemente vengono utilizzati insieme.

Questa valutazione dovrebbe entrare nel progetto della casa esattamente come entrano la disposizione della cucina o la scelta degli arredi.

La casa dovrebbe adattarsi alle persone, anche nel tempo

Il tema dell'elettricità è soltanto un esempio di un principio più ampio.

Le nostre abitudini cambiano. Possiamo iniziare a lavorare da casa, passare dalla cucina a gas all'induzione, avere bisogno di climatizzazione, creare un piccolo laboratorio oppure scoprire che una stanza utilizzata per anni in un certo modo adesso deve svolgere una funzione diversa.

Una casa progettata con un po' di lungimiranza riesce ad assorbire questi cambiamenti più facilmente. Significa prevedere qualche possibilità in più, lasciare passaggi accessibili quando è ragionevole farlo, distribuire con criterio i punti di alimentazione e dimensionare gli impianti in funzione della vita reale invece di limitarsi alle necessità del momento.

Naturalmente sarebbe impossibile prevedere ogni tecnologia che entrerà nelle nostre case fra vent'anni. Possiamo però evitare di costruire soluzioni così rigide da rendere complicato qualunque adattamento futuro.

Progettare con criterio significa pensare a ciò che succederà dopo

Quando guardo una casa mi interessa capire come viene utilizzata oggi e quali trasformazioni siano realisticamente prevedibili.

Quante persone la abitano? Dove lavorano, cucinano, si preparano, ricaricano i dispositivi? Quali apparecchi funzionano spesso insieme? Ci sono ambienti destinati probabilmente a cambiare funzione? Esistono impianti che oggi sono sufficienti e che potrebbero diventare rapidamente un limite?

Sono domande molto concrete, perché una casa comoda dipende anche da cose che quasi non vediamo.

Una distribuzione intelligente dei punti elettrici, circuiti adeguati, una potenza disponibile coerente con le abitudini e una certa predisposizione al cambiamento possono evitare per anni piccoli fastidi quotidiani e interventi correttivi.

Una casa ben progettata accompagna le persone mentre cambiano le loro abitudini, perché anche ciò che sta dietro alle pareti fa parte del modo in cui viviamo gli spazi.